lunedì 2 dicembre 2013

#The final countdown: Chapter 2.

Parola d'Ordine: Accettarsi.

Secondo giorno, secondo post. 
Avevo promesso che avrei condiviso con voi una nuova esperienza, ed è ciò che intendo fare. 
Sono sempre stata una persona nella norma, con i comuni problemi di tutti, con una propria mentalità, con un proprio modo di ragionare a volte sbagliato, a volte giusto. Chi può dirlo, poi, se giusto o sbagliato lo è davvero? Quello che vedo in me, negli altri, è un continuo sprofondare in un senso di inadeguatezza, un continuo bisogno di certezze. 
Non si persegue più una spassionata "ricerca della Felicità", bensì una ricerca di Certezze. Ma quelle certezze, chi ci assicura che porteranno alla felicità?
Nessuno. 
Un mio professore, qualche settimana fa, ha esposto un ragionamento interessante:
"L'essere umano è fragile. Le uniche certezze che ha sono l'amore, il dolore, la felicità, la tristezza. Le passioni.Sono le uniche cose che lo fanno sentire vivo. L'uomo non sa né da dove viene, né dove andrà. Ma sa che potrà soffrire, gioire e al momento, morire. "
Tralasciando il resto del discorso, di natura trascendentale, trovo che queste poche righe abbiano un senso.
L'uomo ha bisogno di certezze. La certezza di un lavoro, di una casa, di avere qualcuno al proprio fianco, di piacere.
Soprattutto l'ultima, ormai di vitale importanza. Quante conferme cerchiamo ogni giorno?
Lo specchio è diventato il nostro peggior nemico; viviamo in un limbo di incertezza perenne, in cui persino esser certi dei propri sentimenti è un utopia. 
Abbiamo bisogno di stare bene con gli altri. Della certezza di piacere agli altri. 
Ma a noi piacciamo?
"Come pretendere di stare bene con gli altri se non si sta bene da soli?"
Ecco cosa ho fatto oggi:ho provato a stare bene da sola. Ho pranzato con una pizza ai piedi del meraviglioso albero di natale in piazza; ho provato a non pensare alla gente intorno a me.
Ho provato a gustare la mia pizza funghi e prosciutto. Una volta finita, scrollate le briciole, ho invitato me stessa a prendere un caffè. Arabica. Certo, non il mio preferito, ma...a caval donato...si sa. Ho accompagnato me stessa in una nuova libreria. Onestamente? Sembrava il paradiso dei libri.
Ho fatto a me stessa un regalo. 
E' stata una giornata meravigliosa e, nonostante l'apparente silenzio all'esterno, dentro bruciavo di chiacchiere infinite e piacere sconfinato

Il mio consiglio di oggi è non abbiate paura della vostra solitudine, accettatevi e abbracciate la bella persona dentro di voi.

Voglio salutarvi con una poesia di Neruda, "Non incolpare nessuno":

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.


- Sempre vostra, Claire

#The final countdown: Chapter 1.

Parola d'ordine: Osare.

Ammetto di essere sempre stata una di quelli che, se avevano qualcosa da dire, la trattenevano pur di non condividere i propri pensieri.
Confesso di non essere mai stata coraggiosa, anche se...mi piaceva crederlo.
Confesso di non essere mai stata brava davvero in qualcosa anche se, si è vero, mi hanno cresciuta a "pane&se-ti-impegni-puoi-fare-tutto", ma ahimè, lì non è colpa mia.  
Improvvisamente arrivi ad un punto,però, ad un momento nella tua vita, in cui ti accorgi di non avere quelle caratteristiche che credevi di avere. 

Voglio condividere con voi una piccola chicca: "L'ultima lezione di Randy Pausch"
Forse qualcuno di voi, lo conosce già o, magari, altri non avevano mai avuto l'occasione di guardarlo.
Oggi, in particolare, voglio inaugurare una sorta di rubrica-countdown fino al nuovo anno. 
Ogni giorno, vorrei condividere con voi un'esperienza, un qualcosa che in qualche modo è stata utile e ha prodotto un cambiamento nella mia vita ( o che ancora deve produrlo). 
Ad esempio?
Non ho mai aperto la porta dei miei pensieri a qualcuno. Ma voglio osare. Potrei risultare a volte interessante, a tratti insolente, per versi noiosa.
Ma ciò che spero è che traspaia la mia vera essenza. Sempre.


Non siete ancora convinti?
Ecco qualche citazione: 

- Esperienza è quella che acquisisci quando non ottieni quello che vuoi.

- Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri. 

- Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore.

Impara ad aspettare tutto il tempo che serve e la gente ti sorprenderà davvero: quando si è davvero stufi marci o arrabbiati con qualcuno, significa solo che non si è concesso loro abbastanza tempo, dategliene e vedrete che quasi sempre vi stupiranno. 




- Claire

giovedì 28 novembre 2013

Recensione: Per Dieci Minuti.

A volte le cose succedono senza un perché e, indagare su quelle forze che segretamente gestiscono il tempo e muovono gli eventi, è pressoché impossibile. Tuttavia, ciò che so è che, due sere fa A., mia dolce confidente e preziosa amica, durante una delle solite chiacchierate serali, ha condiviso con me non solo un'esperienza, un ricordo. No, era ben di più: ha condiviso con me un dono che la vita le aveva fatto e per lei, da quel momento, divenuto molto caro.  
Ad incuriosirmi non è stato il suo racconto ( benché avvincente), bensì la luminosità del suo sguardo mentre condivideva la sua esperienza: il suo casuale imbattersi in questo libro, nell'autrice e,di conseguenza, nel pensiero steineriano. 
Era radiosa e, giuro, che parlarne non rende l'idea. Avreste dovuto vederla! 
Sfido chiunque, quindi, a non incuriosirsi nemmeno un po', di fronte all'entusiasmo trascinante di chi parla di un libro, con così tanto interesse e con così tanta ammirazione.
Ed è così che, dopo averci pensato per tutto il giorno e trascinata a causa (o grazie) all'entusiasmo della mia dolce amica, ieri ho deciso di acquistare il libro per leggerlo.
  
Titolo:  Per dieci minuti
Autrice:  Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Prezzo di copertina: € 16,00
_________________________________
Trama:

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l'hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

____________________________________________________________________________________________

Recensione:

Bisogna chiaramente ringraziare A., per avermi spinta a leggere questo libro che ho letteralmente divorato in un giorno. Le pagine si susseguivano rapidamente, una dietro l'altra e con una piacevolezza incredibile. 
Ammetto di aver intrapreso la lettura con grandi pretese e aspirazioni, spinta dall'entusiasmo della mia amica e della curiosità di conoscere l'utilità di quel gioco, e ad essere onesta non sono rimasta delusa. Neanche un po'. 
La protagonista è Chiara, scrittrice di romanzi e giornalista, la cui rubrica viene ben presto rimpiazzata dalla "posta del cuore" della neo-famosa Tania Melodia, vincitrice morale dell'ultimo Grande Fratello. 
Adoro l'incipit e il modo in cui l'autrice abbia voluto, sin da subito, introdurci la vita della protagonista. Difatti, ci addentriamo immediatamente nei meandri della sua psiche, del suo dolore, della sua frustrazione dovuta all'abitare in un luogo poco desiderato, in un appartamento che non ritiene il proprio, con una vita che non sembra più essere la sua, abbandonata dall'unico uomo che abbia mai profondamente amato.
Dopo svariati fallimenti e tentativi sarà la dottoressa T. a proporle un gioco, o meglio, Il gioco.

"Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto."
"Cioè?"
"Una cosa qualunque. Basta che non l'abbia mai fatta in trentacinque anni."
"Quasi trentasei".
"Quasi trentasei. Una cosa qualunque. Nuova."
"Per un mese."
"Si."
"Per dieci minuti."
"Per dieci minuti."
"Ma... è sicura che funzioni?"
"Dipende da lei. I giochi sono per le persone serie. Se decide di cominciare il percorso, non deve saltare nemmeno un giorno."
"E poi?"
"Poi che?"
"Alla fine che cosa si vince?Riavrò indietro la mia vita?"
"Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, si impegni e non bari, mi raccomando. Arrivederci."

Il libro risulta, quindi, essere il diario di Chiara per tutta la durata del gioco, per tutta la durata di quell'inaspettato percorso che si appresta a intraprendere in quel periodo che va dal 3 Dicembre al 3 Gennaio, in cui la protagonista  stessa si renderà conto di cose che prima non riusciva a vedere o credere. 
La sua avventura ha inizio subito dopo aver lasciato l'ufficio della dottoressa T, con uno smalto rosa che, seppur banale, rappresenta un qualcosa che esula dalla normalità che caratterizzava la sua vita. 
Rimpiangendo quella semplicità lasciata a Vicarello, poco lontano da Roma, dove era nata e cresciuta; odiando Roma e la vita che in quel momento le si prospettava, prova davvero a dare una svolta, coinvolgendo tutti gli amici più cari, anche gli sconosciuti. Tutti, poco per volta, entrano a far parte di quel meraviglioso viaggio, di quella ardua e banale sfida. 
Nel suo romanzo scritto sotto forma di autofiction, l'autrice con uno stile semplice, scorrevole, diretto riesce a snocciolare incredibili spunti di riflessione, tali da porci nella condizione di poter rivalutare la nostra vita attraverso una nuova lente, una nuova consapevolezza. 
I giorni passano e di dieci minuti in dieci minuti, Chiara riesce ad avvertire un cambiamento, anche se una parte di sé sembra essere riluttante verso quella nuova alba che la invita a rialzarsi, quasi come se quel suo essere ancora presa dal tramonto del giorno prima, non le facesse apprezzare quella nuova luce del giorno.
E come avranno fatto dei piccoli gesti diversi dal normale ad incidere nella vita della protagonista?Come può una cosa tanto sciocca da sembrare normale per qualcuno, rappresentare una novità assoluta per qualcun'altro?
Beh, Chiara Gamberale ci dimostra davvero come quei trecentodieci minuti siano stati sufficienti a creare una svolta graduale nella vita della protagonista, accompagnando il lettore durante ogni passaggio.  

"Trovare una cosa nuova al giorno da fare non è facile. E mentre mi sforzo, va da sè: ho meno tempo per realizzare davvero come sto, tanto che a tratti sento come una piccola vertigine"
"E' un bene?"
"Non saprei. A volte, l'impotenza di fronte a tutto quello che mi è successo mi manca. Mi manca svenirci dentro, all'impotenza. Il contatto con la mia parte autentica a cui mi porta quello svenimento."
"Non è detto che si debba svenire di dolore, per entrare in contatto con se stessi. O comunque non è detto che, una volta svenuti, non ci si possa risvegliare."
"Mmm."
"Ci pensi."
"..."
"..."
"Comunque c'è una novità."
"Sarebbe?"
"Il romanzo sta prendendo forma. Comincio proprio a sentirlo...suonare, ecco. E scrivo, scrivo. Scrivo."
"Curioso, no? Prima mi dice che per colpa del gioco dei dieci minuti ha meno tempo per se stessa e ora mi dice che ha finalmente trovato il tempo per scrivere."
"..."
"..."
"Poi?"
"Poi cosa?"
"E' successo qualcos'altro di nuovo in questa settimana?"
"A parte provare lo smalto fucsia, iscrivermi in palestra, suonare il violino, cucinare i pancake, ballare l'hip-hop, camminare di spalle e fissare un quadro di Vermeer?"
"Eh."
"Sì. In effetti sì. E' successo che mi sono messa a ridere. Ha presente, quando capita e non sai nemmeno spiegarti il perchè, ma priprio per questo continui? Ecco. Mi è capitato almeno due volte e mezzo, in una settimana. Mentre camminavo di spalle sottobraccio ad Ato e mentre provavo a stare dietro alla mia maestra di hip-hop. E un pò mi è successo anche quando il primo pancake che ho provato a rivoltare in padella mi è caduto per terra. Anzi, a dirla tutta su un piede."
"Da quant'è che non le capitava?"
"Di ridere così, solo perchè mi veniva?"
"Eh."
"Da undici mesi."
"Vada avanti, Chiara, mi raccomando."
"Ci provo, ma ancora mi sfugge il significato profondo del gioco. E' un invito a cambiare i nostri schemi mentali?"
"Più o meno".

Più si va avanti, più si diventa consapevoli delle infinite possibilità che ogni giorno noi stessi ci precludiamo fissandoci all'interno di preconcetti,i cui creatori siamo solo noi. 
La protagonista non si accorge di essere fortunata, di essere voluta bene, di essere apprezzata. E sarà proprio quella voglia di mettersi in gioco, quel riflettere incessantemente su come impiegare quei dieci minuti, che la porteranno ad "un nuovo stato di coscienza", a comprendere di non essere lei il problema, a quel pensiero tanto buffo ma sincero pronunciato dalla bocca della Matta. " SCEGLI: O DENTRO, O FUORI. MA SE STAI SULLA PORTA MI BLOCCHI IL TRAFFICO."

 Ho amato questo bizzarro pensiero. così come tanti altri che ingenuamente si presentavano tra le pagine. Tutto ciò che ci rende nervosi, tristi, angosciati dovrebbe essere estirpato via. La scelta è soltanto nostra.
Alla fine del libro, Chiara ci parla della sua vita un'anno dopo il "gioco", ci introduce le sue piccole conquiste quotidiane, mostrandoci la sua fierezza e la sua soddisfazione nell'averle raggiunte.  

La mia amica  un giorno mi disse: "Ognuno si assume la responsabilità delle proprie azioni", che tradotto significa che ognuno ha ciò che si merita. Ovviamente, con ciò non si pretende di giudicare l'altrui operato, ma semplicemente affermare che l'unica cosa che a noi rimane è solo il risultato di ciò che abbiamo seminato e nei modi in cui l'abbiamo fatto.

"A fine  gennaio la lattuga ha cominciato a spuntare. Il peperoncino non ce l'ha mai fatta."

E ancora:

"E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui la incontrerò."

Grazie Chiara, per essere arrivata fino a me e per avermi mostrato come trecentodieci minuti al mese, dieci minuti al giorno, possano cambiarti l'esistenza. 


VOTO: 




domenica 17 novembre 2013

Recensione: Cime Tempestose

Amo questo libro.
Amo la sua copertina logora, consunta.
Amo la storia e i suoi personaggi.

Cime Tempestose,( titolo originale dell'opera : Wuthering Heights)unico romanzo dell'autrice, è stato per la prima volta pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di "Ellis Bell".

-Gemma de Sanctis, nella sua interessantissima introduzione, spiega il perchè di tale scelta: le sorelle Bronte temendo di poter essere soggette a pregiudizi a causa del loro essere donne, decisero di pubblicare le loro opere sotto pseudonimo. Quindi, Emily, Charlotte ed Anne, divennero Ellis, Currer e Acton Bell. Ciononostante, non appena la vera identità della scrittrice di Cime Tempestose fu rivelata, le critiche furono così pesanti tanto che la vera essenza dell'opera passò in secondo piano e tutta l'attenzione si focalizzò sul fatto che questo libro fosse stato scritto da una donna.

Ho letto e riletto questo romanzo miliardi di volte e, ogni volta, la struggente passione di Catherine ed Heathcliff è sempre stata in grado di trascinarmi dalla prima all'ultima pagina, sempre allo stesso identico modo.



"1801. Sono appena tornato da una visita al mio padrone di casa, l'unico vicino col quale avrò a che fare. Che posto magnifico è questo! Dubito che in tutta l'Inghilterra avrei potuto trovare un luogo altrettanto remoto dalla frenesia del consorzio umano. Un vero paradiso per i misantropi, e il signor Heathcliff e io siamo i tipi adatti a condividere questa solitudine".

Cime Tempestose si apre con questa breve ma intensa descrizione del luogo:un piccolo, breve assaggio dell'atmosfera che nella penisola dello Yorkshire si respira, attraverso cui il Signor Lockwood, curioso narratore ci inoltrerà.

Ciò che sin da subito colpisce di questo romanzo è la psicologia dei personaggi cui pare essere concesso ogni eccesso: passione, follia, odio sembrano susseguirsi inesorabilmente.

La curiosità del viaggiatore cresce soprattutto grazie all'interesse provato nei riguardi della storia che anima quel luogo, e sarà grazie alla governante Ellen Dean, l'adorabile Nelly , che degli eventi non era sicuramente solo spettatrice.
I due protagonisti sono Catherine Earnshaw ragazzina viziata, capricciosa e Heathcliff un orfano che il padre di Catherine decide di accudire e portare con sè durante un viaggio di ritorno da Liverpool. 
Catherine ed Heathcliff sembrano essere legati da un legame profondo e, tale elemento, è ciò che più intriga e, a mio avviso, appassiona il lettore.
Catherine sembra essere spaventata e allo stesso tempo attratta da quella pervasiva passione che prova per Heathcliff, quasi come se camminando attorno ad un lago, avesse paura di cadervi dentro, tanto da costringere se stessa a starne lontana; una passione che la spinge a pronunciare la celebre frase " Io sono Heathcliff", ( I am Heathcliff)che toccherà, nel profondo,  il cuore di ogni lettore.

"(...) è lui la mia ragione di vita. Se tutto il resto perisse, tranne lui, continuerei a esistere; e se tutto il resto rimanesse, e lui fosse annientato, l'universo mi sarebbe estraneo. Non ne farei più parte. Il mio amore per Linton è simile alle foglie dei boschi. So che il tempo lo muterà, come l'inverno muta gli alberi...ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne sotto di noi...una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff...lui è sempre nella mia mente...non come un piacere, non più di quanto io sia un piacere per me stessa, ma come il mio stesso essere, perciò non parlarmi più di separazione..è impossibile (...) ".

Ma, ad essere onesti, Heathcliff è assolutamente il mio personaggio preferito. La sua durezza è dovuta al bisogno di un amore che, per quanti sforzi facesse, non sarebbe mai stato destinato a coronarsi.
" (...) Allora, di cos'è che avresti voglia di lamentarti, Heathcliff?"                               "Di niente...ma da' un occhiata a quel calendario" Indicò un foglio incorniciato appeso vicino alla finestra e continuò: "le croci indicano le sere che hai trascorso con i Linton, i cerchi quelle che hai passato con me...Vedi? Non ho saltato un giorno".                                                                                                                                "Si... una cosa davvero sciocca; come se m'importasse!" ribattè stizzita Catherine. "E perchè lo hai fatto?"                                                                                                      "Per mostrarti che a me importa", rispose Heathcliff. " Dovrei forse stare sempre con te? (...) Che me ne varrebbe...? Di cosa parlerei, con te? Considerato quello che dici, o quello che fai per divertirmi, tanto varrebbe stare in compagnia di un muto, o di un lattante!" (...) "Bella compagnia, stare con chi non sa niente e non dice niente".

E ancora:

"Il mio posto non è al fianco di Edgar Linton più di quanto non sia in paradiso; (...) Ma ora per me sposare Heathcliff significherebbe degradarmi, perciò non gli dirò mai quanto lo amo; e non perchè sia attraente, Nelly, ma perchè è me più di quanto lo sia io stessa. Di qualunque sostanza siano fatte le anime, le nostre sono uguali, mentre quella di Linton è diversa, come un raggio di luna è diverso dal lampo, o il ghiaccio dal fuoco".

Come avrei reagito io al suo posto?
Mi sarei gettata anche io tra le braccia di un Linton in grado di concedermi ciò che per me, dal punto di vista sociale, sarebbe parso come un bene, o avrei ottemperato a quel giuramento d'amore che la brughiera custodiva segretamente?

Esiste una confessione d'amore più pervasiva e profonda di questa? 
Allora,Cathy, perchè hai deciso di essere la gioia di Heathcliff ma anche il suo carnefice? Perchè hai deciso di far vivere entrambi in un limbo dolce e al contempo amaro, quel glukupikron che già anticamente Saffo e Catone cantavano nei loro versi di struggente amore?
A nessuno purtroppo è dato sapere cosa sarebbe successo se "abbandonarsi" fosse stata la scelta dei nostri due protagonisti. Storia d'amore destinata eternamente a consumarsi davanti ad una brughiera tempestosa,quel luogo benedetto e maledetto, teatro di un amore giurato e mai consumato.

E voi, miei cari sognatori? Cosa avreste fatto?

-Vostra Claire


N.B Enorme contributo circa le informazioni sull'autrice e sul suo romanzo da:
-"Breve storia della Letteratura Inglese" di Paolo Bertinetti
-Introduzione di Gemma de Sancits a "Cime Tempestose" edito da Giunti

mercoledì 23 ottobre 2013

#1; " Cara Rachel..."

Ginger chiuse gli occhi. Non sapeva più cosa pensare. La sua testa era un turbinio di pensieri, di preoccupazioni, di paure. Sapeva di non poter fare più nulla. Era giunto, oramai, il fatidico punto d'arrivo. "Bisogna andare avanti" pensò "Si va sempre avanti". 
Erano trascorsi ormai cinque giorni e quella strana ed indefinibile sensazione era sempre lì in agguato. Stavolta decise di non lasciarsi sopraffare dalla tristezza, doveva essere forte. Non era propriamente dolore. Era come se si fosse involontariamente sottoposta ad una anestesia in grado di inibire i sentimenti. Era come se non potesse provare più nulla. Il vuoto non lasciava spazio né al dolore, né alle lacrime, né alla tristezza.
Apatia, semplicemente questo. 
"Rachel... ciao, volevo solamente dirti che l'amicizia è più di quello che credi. Supera ogni cosa. Anche se adesso potrai non capirlo confido che, in un futuro prossimo, tu possa comprenderlo. Oh Rachel, non dimenticherò mai i momenti assieme, ciò che abbiamo vissuto in questi anni. Sei stata per me come una sorella. Ci siamo sorrette a vicenda, abbiamo combattuto assieme le nostre lotte. Nessuna di noi avrebbe mai creduto di poter arrivare a tanto. La parola "fine" non era mai stata contemplata. Eppure..eccoci."
Bip.
Tempo scaduto. Ironia della sorte. "Accidenti" pensò.
Ginger richiuse nuovamente gli occhi, e fu come se stesse cercando di  trattenere una lacrima invisibile;sospirò, come se quel piccolo insignificante gesto, potesse essere in grado di allontanare da lei ogni angoscia. Ricompose, allora, quel numero che il tempo aveva contribuito ad imprimere nella sua memoria con tanta insistenza. 
"Rachel, ti prego, non lasciare che la rabbia accechi i tuoi bellissimi occhi impedendoti di vedere nitidamente. Sei stata ferita tante volte, è vero. Così tante da esserti chiusa in te stessa, presa come sei da mille paure. La verità, è che gli amici che hai intorno ti vogliono bene. Così come sei. Si tratta di un'amicizia perfettamente imperfetta. Si tratta di un affetto in grado di superare ogni cosa. Le difficoltà si affrontano assieme. Sappiamo entrambe che ascoltare non è mai stato il tuo forte, ciononostante, io ti accetto così come sei. Mi va benissimo. Io.." 
Bip.
Un altro sospiro, un'altra invisibile lacrima. 
"Hai mille difetti e li conosco tutti. Come tu conosci i miei. Ma non per questo ho mai smesso di volerti bene. La gente sbaglia, sbaglia continuamente. Eppure, come puoi pretendere di condannare  l'altrui comportamento, quando non siamo disposti a condannare il nostro? Dopotutto, ti accorgi che tutti siamo uguali, condividiamo tutti la stessa miseria. Cos'hai in più? Hai me. Ti sono stata accanto anche quando credevo che stessi sbagliando. Ti sono accanto persino adesso."
Bip
" Certa gente non si abitua mai alla propria solitudine, ecco perché esistono gli amici: per abbattere quelle alte mura rigidamente erette nel tempo, per scacciare via quella nebbia che impedisce di osservare chiaramente ciò che succede attorno. Perché la vera amicizia è quella che non si arrende, è quella che comprende, è quella che lascia liberi di sbagliare e ciononostante sopravvive. Nulla è perduto. A presto mia dolce sorella." 
Bip.  
"Giusto in tempo", pensò Ginger. 
La sua mente pullulava di ricordi, immagini e non poteva frenarli. Sarebbe stato bello dire "Hey! Voi! Basta! Non è il momento! Girate a largo", e poi  il vuoto. Già. Dopo sarebbe rimasto solo quello. Indossò la giacca, afferrò le chiavi ed uscì. " Si va avanti", disse a se stessa più come incoraggiamento che come convinzione. E così fece, nonostante gli occhi lucidi, s'incamminò lungo la via, cercando di essere forte. 
Ma, forse, ciò di cui aveva davvero bisogno era essere debole. Le avevano sempre detto che bisogna cadere prima di rialzarsi e, nonostante tutto, continuava a sorreggersi inutilmente ad una corda che, inevitabilmente, si sarebbe spezzata. Improvvisamente, le emozioni presero a manifestarsi dentro di lei così violentemente, da impedirle quasi di reggersi in piedi. Indugiò qualche secondo, si accasciò al suolo e, finalmente, pianse. 







-Claire


domenica 20 ottobre 2013

Recensione: Farfalle Nere, Tara Bray Smith

Desideravo leggere questo libro da molto molto tempo.
Ricordo di averne regalato una copia ad un'amica e di essermi innamorata della trama e della copertina che, detto tra noi, trovo magnifica.
Pochi giorni fa mi ci sono imbattuta in libreria e ho deciso di acquistarlo. 
Ecco la mia recensione: 



venerdì 11 ottobre 2013

Recensione: Ewilan dei due mondi- La terra oltre il confine

Avete presente quei libri ricevuti in regalo che, forse per la copertina o per la trama, pensate non possano mai interessarvi? Si, dai..quei libri ormai perduti nei meandri della libreria...quelli che dopo un po' li ritrovi ed esclami "Ma dai, e questo da dove spunta? Quando l'ho ricevuto?". 
Ecco. Una domenica pomeriggio mi sono casualmente imbattuta, spolverando la libreria, in questo libro. Lo ammetto,non era la prima volta che le mie mani sfioravano quella coloratissima copertina, ciononostante avevo deliberatamente deciso di non leggerlo.
Tuttavia, quella domenica pomeriggio, sentivo ormai giunto il momento di immergermi in quel nuovo mondo che tanto avevo ignorato e, questa recensione, ne è il risultato. 

Ewilan dei due mondi. 1- La terra oltre il confine

Titolo originale: La Quête d'Ewilan: D'un monde à l'autre
Autore: Pierre Bottero
Editore: Mondadori 
Prezzo di copertina: 16,00 euro
______________________________________________
Trama: 
Camille si è sempre sentita un'aliena nella ricca famiglia che l'ha adottata, cosi come nel pianeta in cui vive. Certo, è quasi troppo intelligente per i suoi tredici anni, e la sua abilità nel disegno è persino inquietante: a volte è la realtà a imitare la sua fantasia, e ciò che immagina si materializza per incanto sotto i suoi occhi. Ma presto Camille capirà di avere ben più di un dono: un giorno, per evitare di essere investita da un camion, si getta al lato della strada e cade sul suolo... di un altro mondo! Un universo parallelo in cui scoprirà di chiamarsi Ewilan, figlia dei potenti Lucia e Altan Gil'Sayan, esiliata sulla Terra per sfuggire a una sorte terribile. Mantidi guerriere dal fendente mortale, ragni giganti dai tentacoli velenosi sono solo gli esecutori di una congiura ordita da feroci tiranni. E quando Camille verrà catapultata di nuovo sulla Terra, le rimarrà solo una piccola pietra blu come prova del viaggio e dell'innegabile verità: lei sola può salvare quel magico mondo. Lei è Ewilan, la prescelta. 
_________________________________________________________________________________
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...